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04/04/2011

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“La poesia, passando per la cruna d’ago d’una sillaba, o inserendosi in un torrente di parole, profittando d’un silenzio o d’un grido, d’una pagina come dell’aula di un congresso, aggiunge alla vita, nei modi più imprevedibili, ciò che le manca: e di cui siamo inconsapevolmente assetati”. Sono parole di Gianna Manzini, in margine ad un ritratto di Ungaretti. Siamo partiti da un’idea simile: il mondo è ancora inconsapevolmente assetato di poesia. Oggi, forse ancora più che ieri, si avverte come necessaria una comunicazione che rifugga la quotidiana banalità televisiva, la chiacchiera spesso verniciata di volgarità e sufficienza.
Abbiamo pensato che a questo bisogno va data una risposta. E non bastano i libri, le letture quasi clandestine in stanze solitarie. La poesia può essere un luogo, anche fisico, di incontro. è voce, presenza, palpabile emozione che si concretizza nelle parole, nei volti e nei gesti dei poeti.
Il cammino delle comete nasce dal desiderio di portare la poesia tra la gente. Di liberare i versi dalle catene delle antologie scolastiche, delle accademie, delle torri d’avorio. Crediamo che la letteratura debba saper essere sempre civile, e che possa essere insieme colta e popolare. Che sia comunicazione vera, che si rivolge al profondo di ognuno ed è capace di parlare insieme del quotidiano e dell’universale, del privato e della storia del mondo.
Il cammino delle comete (il titolo è tratto dai versi della poetessa russa Marina Cvetaeva: “Poiché il cammino delle comete / è il cammino dei poeti”) porta fino a noi poeti di tradizioni, lingue e culture diverse. La manifestazione vuole essere dunque non solo un importantissimo appuntamento culturale, ma anche un momento di incontro e di amicizia tra popoli e culture. Proprio attraverso il linguaggio della poesia è possibile un’autentica circolazione di idee e di conoscenze, uno scambio tra mondi lontani e diversi. Dalla poesia può venire un aiuto all’integrazione e al superamento delle differenze. Essa può aiutarci a comprendere che non ci sono frontiere insormontabili o ostacoli tali da impedirci di capire le ragioni degli altri.
Le parole della poesia crediamo servano a dare una speranza al nostro futuro. Più semplicemente a darci un futuro. Ma questo possiamo dirlo meglio attaìraverso i versi di Izet Sarajlic, il grande poeta bosniaco già ospite della prima edizione di questio incontri internazionali di poesia e che ci accompagnerà anche in questa nuova avventura: Salvo il futuro, la poesia non ha nessun alleato, / ed oggi, guarda caso, più di tutto siamo carenti di futuro”.