Nuova collaborazione Casa della poesia e il Fatto Quotidiano
04/04/2011

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“Nei Balcani i ponti non collegano soltanto due rive, ma anche gli uomini. Sfidano ad un tempo la natura e la storia”. Dice Nedim Gursel, noto scrittore turco esule in Francia. Ed aggiunge: “Ma questi signori della Nato, grandi strateghi e specialisti della guerra chirurgica, bombardano le popolazioni civile e distruggono i ponti. Forse non sanno che distruggendoli sopprimono ogni speranza di dialogo tra i popoli balcanici”.
Ora che l’animale – la forza, la razza, il territorio – prevale nella sua versione più sofisticata (aerei invisibili, bombe intelligenti, ecc.) che spazio rimane per il dialogo, la parola, la cultura? Sembra ormai talmente piccolo da approssimarsi allo zero, da scomparire al cospetto di tanto inaudito dolore.
Eppure è necessario opporsi con tutte le forze, perché i deliri nazionalisti non trovino le parole, perché i giustizieri non trovino giustificazioni, perché le vittime di oggi non diventino i carnefici di domani, come accede purtroppo da sempre.
Dobbiamo continuare ad essere matti utopisti che credono ancora ostinatamente che la poesia possa essere un ponte, magari un piccolo ponte di barche su cui un uomo potrà incontrare un altro uomo e riconoscere lo specchio del dolore e della speranza; ognuno diverso dall’altro, con la propria voce, con la propria storia, con il proprio destino, ma tutti appartenenti alla razza umana, tutti abitanti di questa unica Terra, stanca di sangue e di bombe e di distruzione di uomini, natura e cose.
La flebile voce di un poeta che porta per il mondo lo spirito di un luogo fatto della sua sensibile bellezza e sofferenza e gioia, è destinata ad essere soffocata, ma se trova una casa la poesia, questa voce si moltiplicherà per cento, per mille, ed andrà di nuovo per il mondo tramutata in canto.
E questa Casa della poesia non accetta di essere solo un luogo neutro dove ci si occupa solo di letteratura: noi ci schieriamo apertamente dalla parte delle vittime, dei disperati, di quelli che non hanno voce; ma conosciamo e concepiamo un’unica arma: la parola, il dialogo, per quanto difficile esso possa essere.
Continueremo dunque in queste sere e nei prossimi incontri, ad ospitare i nostri amici poeti, che con la loro voce e le loro parole non smetteranno mai di costruire “ponti belli come collane d’argento”.