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04/04/2011

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Arjen Duinker
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Nato a Delft nel 1956 Arjen Duinker ha studiato psicologia e filosofia. Ha pubblicato un romanzo ed otto volumi di poesie nei Paesi Bassi tutti con Meulenhoff Publishers. Lavora insieme al soffiatore di vetro Bernard Heesen ed al graphic designer Désirée Achterkamp, al dizionario enciclopedico "The World of the Glassblower". Collabora inoltre con il poeta Cinese Yang Lian.a
Suoi libri sono apparsi in Francia, Portogallo, Italia, Iran, Russia e Regno Unito, e sono in preparazione in Cina, Finlandia, Croazia e Messico. Una sua poesia è stata tradotta in 220 lingue diverse per un progetto chiamato 'Mondo Poesia'. La sua recente raccolta deve per bambini Buurtkinderen (Neighbourhood Kids, 2009).

Alla pubblicazione del suo primo volume di poesia "Rode oever", fu immediatamente evidente che era venuto alla luce un poeta che non si inseriva, o non voleva inserirsi nel modello del poeta olandese. Il volume comprendeva poesie che sembravano essere poco più che descrizioni uni-dimensionali della realtà. Cosa che Duinker faceva con tale sicurezza che l'inevitabile domanda postmodernista sembrava completamente superflua. Quale realtà? Solo realtà. Fin dall'inizio, la poesia di Duinker ha sempre trattato la realtà di fiori, pietre, montagne, pioggia, vento, edera, fiumi, la realtà delle cose come entità a sé stanti. Cioé: tutte queste cose come esistono senza l'interposizione dell'umano, tuttavia fin troppo umano, senza l'interposizione delle astrazioni che alzano la testa non appena l'umano apre la bocca.
Nelle sue raccolte ha costantemente cercato di spogliarsi della sua personalità, essenza e bagaglio per far entrare nelle sue poesie le cose di cui fa esperienza senza pensare: la naturalezza l'auto-evidenza di cose quali fiori e pietre. In ogni poesia è come se il poeta fosse, per citare la sua 'Het uur van de droom', "perquisito da una realtà non interpretata non umana". Le cose vanno nelle sue tasche, negli abiti, nella testa, in tutta la sua personalità in cerca di quella qualità umana, fin troppo umana che assicura che le persone sempre percepiscono se stesse confrontandosi con la realtà. Dalla sua ultima raccolta, nel brano dalla lunga poesia 'The Hours' (...) Mi lascia indugiare nell'ombra / di ogni possibilità. / Mi viene addosso / e mi perquisisce / Indietreggia / E comincia a ridere.'
La risata della realtà stessa si sente spesso nella sua poesia. Questa risata ci assicura che la pietra che non può fiorire fiorisce, che l'eterna astrazione del linguaggio diventa un ventaglio di legno fra le mani di Duinker, e che i lettori possono immediatamente sentire la realtà stessa che parla in un verso quale: 'non dico nulla sulla realtà'. Il poeta grida: 'Venite, cose che restano e ridono, accorgetevi di me!' Questa richiesta, questo desiderio di essere parte di una realtà indivisa, una realtà sperimentata non con la mente, ma con tutti i sensi, conduce alla poesia che viene alla ricerca delle qualità fin troppo umane del lettore stesso. Le poesie arrivano dal lettore, entrano nelle sue tasche, controllano le cuciture e gli orli della sua personalità, la sua essenza, il suo bagaglio, scrollandolo amabilmente, ma con determinazione.

In Italia ha pubblicato, a cura di Giorgio Faggin, la raccolta "La pietra fiorisce e altre poesie" (Mobydick, Faenza, 2002).

Ha partecipato all'edizione del 2004 degli Incontri internazionali di poesia di Sarajevo.